Perché lo facciamo.

Questo post è forse fra i più complessi che scriviamo, vorremmo fugare infatti ogni dubbio, perplessità ed incertezza sul nostro operato e sui motivi che ci inducono ad operare nella maniera che vedete.
Innanzitutto partirei dal nome: Anti Digital Divide.
Non “Anti Telecom Italia”!
 

Che sia ben chiaro, la società semi monopolista è la nostra più grande oppositrice, proprio per la sua natura di onnivoro economico.
Non avremmo nulla da dire se questa stessa società utilizzasse il suo potere per facilitare la nazione perseguendo, oltre agli interessi economici, anche quelli sociali.
Esempio lampante sono le immancabili pubblicità, le sponsorizzazioni di quasi tutti gli eventi sportivi.
Se parte dei soldi spesi per pubblicizzare un prodotto che è già leader del mercato fossero spesi sul fronte industriale per ammodernale la rete, risolvendo le lacune della banda larga, saremmo tutti più felici e nessuno avrebbe da ridire.
(Forse il solo Abatantuono, Canalis & company lo sarebbero di meno.)

Purtroppo però non è così, anzi la voglia di accaparrarsi sempre più fette di mercato a discapito di un mercato che sempre più inesistente fa si che i nostri richiami siano necessari.
Un licenziatario pubblico deve, anche se in minima parte, pensare agli interessi generali del paese.
Qui infatti si apre un secondo punto, la politica di interesse nazionale.
Da anni infatti solleviamo temi e discussioni chiedendo, in sostanza, per quale motivo le “decisioni” non contemplino in maniera forte e netta l’annullamento del divario digitale che da anni soffoca molte zone del Paese.
Non è concepibile il fatto che non si utilizzino tutte le armi a nostra disposizione per affrontare questo tema che è di primaria importanza sotto l’aspetto dell’innovazione e dell’accesso al mondo della comunicazione.
Arriviamo dunque ad un tema scottante di questi giorni, il ricorso al TAR per la delibera sul wimax.
Ci sembra logico e coerente che su questa tecnologia sia consentito di intervenire sul tema che ci preme di più, la riduzione del Digital Divide!
Se non si escludono licenziatari di altre licenze, servizio universale e UMTS, crediamo che questa nuova frontiera non possa garantire quelle potenzialità che teoricamente può esprimere.
E’ negli interessi degli operatori trarre profitto da ciò che si “vende”, infatti l’accesso ad internet UMTS risulta assai costoso per il singolo individuo e altrettanto remunerativo per l’operatore.
Ci siamo, tutti coloro che erano della partita, scervellati su un modello che potesse risolvere contestualmente questi problemi.
Da questi barinstormig sono uscite risposte, condivisibili o meno, che pongono al centro mercato e servizi.

(alcune di queste sono visibili come contributi alla consultazione agcom)
Stà di fatto che i paletti che dovevano essere posti non sono stati piantati.
Per questo continuiamo, con i nostri pochi mezzi, a lottare per il futuro della nostra nazione.
Per questo appoggiamo una iniziativa che va verso questo orizzonte.
L’innovazione non è una parola astratta usata dai politici per farsi belli, ma è un concetto fondamentale per il nostro futuro. Internet ormai non fa, da anni, parte di questo campo, ma è una delle basi su cui il genio possa intervenire.
Internet non è più innovativa, anche se in Italia spesso è un miraggio, sono i servizi ed il sistema di comunicazione che dà quel valore aggiunto, in termini di tempi e costi, a dare una mano a chi ha idee e le vuole realizzare.
Denigrare questo strumento e chi lo usa, da parte dei media tradizionali, è sintomo di timore e di ignoranza dell’oggetto.
Da qui il nostro appello per una corretta informazione.

Il nostro obiettivo, netto, nitido e chiaro è di non vergognarci di essere Italiani.
Avremmo potuto scendere sul “tecnico” per spiegare il come ed il dove si poteva intervenire, ma è nostro interesse adesso di far capire che non siamo persone “contro”, ma siamo persone che hanno a cuore il futuro della nostra comunità.
Purtroppo però siamo, in alcuni casi, dipinti come disturbatori.
Se disturbiamo ciò ce non và (interessi economici o potere) si potrebbe dire invece che siamo persone dal senso civico molto sviluppato!
Quella che viene definita società civile!
Solo coloro che traggono profitto dallo status acquisito, senza restituire alla società il giusto valore aggiunto, temono le posizioni da noi assunte.

Cio non toglie però che abbiamo bisogno del supporto, della partecipazione di persone che come noi pensano che almeno su questo fronte dobbiamo premere affinché gli interessi dei cittadini (i molti) prevalgano su quelli economici (dei pochi).

Spero con questo post di avere chiarito i motivi che ci spingono a spendere il nostro tempo libero in questa impresa titanica.

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